Il grande vino del futuro sarà meno estratto?

Calice di vino rosso in cantina durante la vinificazione

Negli anni ’90 e nei primi anni 2000, concentrazione, colore, legno e potenza erano spesso sinonimi di grande vino.

Oggi qualcosa sta cambiando.

Si parla sempre più di eleganza, bevibilità, freschezza, estrazioni più dolci e macerazioni più ragionate. È un’evoluzione interessante, anche perché il cambiamento climatico ci porta spesso in cantina uve naturalmente più mature, ricche e concentrate.

Ma c’è un rischio: passare dalla ricerca della concentrazione a tutti i costi alla ricerca della leggerezza a tutti i costi.

Sarebbe lo stesso errore, semplicemente al contrario.

Perché il punto, secondo me, non è stabilire che un grande vino debba essere necessariamente meno estratto. L’estrazione del vino non può essere ridotta a una semplice questione di quantità.

Temperatura, durata della macerazione, rimontaggi, follature, gestione dell’ossigeno, maturità delle bucce e dei vinaccioli: sono strumenti. Non dovrebbero diventare una ricetta ideologica.

Forse il grande vino del futuro non sarà semplicemente meno estratto.

Sarà meglio estratto.

Ho approfondito questa riflessione nel nuovo articolo pubblicato su Substack.

→ Leggi l’articolo completo su Substack

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